E’ nato il c-DAP Lombardia, il coordinamento regionale per la Danza e le Arti Performative Contemporanee. Per la prima volta nella storia italiana coreografi, danzatori, compagnie, associazioni, operatori e professionisti della danza contemporanea e delle arti sceniche, stanchi della triste situazione di stallo in cui si trova ormai da anni la danza italiana e spinti dalla forte necessità di ottenere migliori condizioni professionali, sociali ed economiche per i lavoratori dello spettacolo dal vivo, sono riusciti ad unire le proprie forze. Un vero e proprio evento storico!...
Il c-DAP è la risposta lombarda a questo movimento nazionale e ad ottobre del 2007 si è costituito come associazione culturale per individuare soluzioni concrete alla situazione di insostenibile difficoltà - normativa e culturale - in cui la danza italiana è costretta ad operare.
Il c-DAP Lombardia è componente attiva del Tavolo Nazionale dei Coordinamenti e delle Reti della Danza Contemporanea, espressione di 12 coordinamenti regionali (nati spontaneamente o su stimolo delle stesse Amministrazioni Regionali) in rappresenta di oltre 130 realtà (tra compagnie grandi, medie e piccole, singoli coreografi, danzatori, associazioni e operatori culturali) attive nella scena contemporanea e rappresentative di più generazioni di artisti e operatori italiani. A questo Tavolo Nazionale, che nell’ultimo anno ha costituito un tavolo di lavoro con Ministero e Parlamento, noi partecipiamo attraverso uno sforzo creativo e collettivo in direzione di un sistema delle attività culturali nuovo, non solo sul piano normativo ma anche su quello ideale.
Noi riteniamo che sia urgente tornare a considerare le attività culturali in tutto e per tutto come un servizio pubblico, anteponendo dunque l’interesse collettivo a quello dei singoli operatori. Noi crediamo che il sistema attuale soffra la mancanza di occasioni di incontro fra pubblico e spettacoli, a tutto svantaggio della crescita degli artisti e della legittima aspettativa della collettività di vedere il frutto del suo investimento. Noi vogliamo che a tutti i cittadini, anche a quelli del sud e a quel 60% di italiani che non risiedono nei grandi centri urbani, sia garantita la massima accessibilità al più grande numero possibile di programmazioni della massima qualità.
Noi riteniamo che il ruolo delle attività culturali sia l’insostituibile elemento di arricchimento della vita e del pensiero di una democrazia contemporanea. Noi crediamo che, poiché agiscono su scala locale e presuppongono la presenza fisica dei fruitori, le attività culturali inneschino importanti meccanismi di aggregazione e socializzazione. Noi vogliamo un sistema delle attività culturali efficace, capillare, fluido, pluralista, un sistema capace di valorizzare i talenti che il nostro paese continua ad esprimere e di incontrare una cittadinanza diffusa, consapevole e critica.
Ma nello scenario dell’arte di oggi, così intrinsecamente multidisciplinare, non avrebbe senso invocare il soccorso di un settore dello spettacolo senza porsi innanzitutto il problema di come moltiplicare le sue opportunità di incontrare il pubblico e di competere ad armi pari e nel merito artistico con gli altri generi dello spettacolo. Noi riteniamo che la rigida settorialità della normativa attuale sia un anacronismo e che sia necessaria una riforma della legge sullo spettacolo dal vivo a partire da un’idea unitaria di tutte le arti performative (lirica, prosa, danza, musica, arti visive e multimediali: non esistono infatti più da molto tempo, almeno per quanto riguarda la creatività contemporanea, confini oggettivamente demarcabili fra tutte queste discipline). Noi crediamo urgente la necessità di una rete di luoghi polifunzionali e multidisciplinari per la performatività e l’arte contemporanea, nei quali coesistano attività di formazione qualificata, produzione, programmazione e fruizione delle opere. Noi vogliamo che gli spazi per l’arte siano centri di aggregazione e di socialità radicati nel territorio, centri multidisciplinari che favorirebbero maggiori consumi culturali e dinamiche di osmosi fra pubblici ora abituati a identificarsi solo con specifici generi dello spettacolo.
Queste proposte partono oggi dalla danza ma sono rivolte a chiunque sia interessato a confrontarsi sulla funzione e sugli scopi dell’intervento pubblico a sostegno delle attività culturali, e non solo…
Il c-DAP non è un sindacato o un'associazione di categoria. E' un movimento che intende collaborare con tutti quelli che credono che il sistema italiano delle attività culturali debba trasformarsi in un sistema aperto, in un sistema capace di fare incontrare ad un pubblico ampio le migliori risorse umane e intellettuali che il nostro paese esprime, indipendentemente dalla disciplina che praticano e dalla generazione di appartenenza. Ciò che auspichiamo è che il sistema delle attività culturali si trasformi in un terreno fertile nel quale, senza discriminazioni, le piante migliori possano crescere e prosperare, perché questo è nell'interesse di tutti: dello Stato, dei cittadini e degli artisti. Noi quindi non rivendichiamo garanzie o tutele, poiché le certezze dell'uno implicano automaticamente l'emarginazione dell'altro. Al contrario vogliamo un sistema che garantisca ora e in futuro a tutti la possibilità di confrontarsi alla pari sul piano della qualità del progetto artistico, senza handicap o privilegi di alcun tipo.
Al c-DAP Lombardia aderiscono importanti realtà fra danzatori, coreografi, compagnie, associazioni e operatori culturali, creando una rete importante per il territorio ed un confronto attivo nel Tavolo Nazionale dei Coordinamenti e delle Reti della Danza Contemporanea.
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